Ernesto Paulin

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Ernesto Paulin

dal 13 aprile 2019 all’11 maggio 2019

PERSONALE DI ERNESTO PAULIN
VELEGGIANDO VERSO UNA NUOVA PREISTORIA

Quale uomo, quale terra, quale mondo
sapere, vedere, prevedere, avere lucide visioni
sciamani contemporanei
per salvarsi, per autorigenerarsi …

è una collaborazione tra Progetto gaia terra e Progetto per l’ecologia sociale

INAUGURAZIONE sabato 13 aprile 2019 dalle ore 17.00

con Ecstatic dj set di TULLIO ANGELINI

presso Progetto Gaia Terra – Flambruzzo via F.Petrarca, 45
la mostra resterà aperta e visitabile durante il periodo indicato, meglio se previo contatto con Progetto Gaia Terra (Facebook, sito o mail a info@progettogaiaterra.com)

ERNESTO PAULIN / La poetica

Voglio concentrarmi sul fatto che l’uomo è ormai immerso nel consumo e, di conseguenza, carico di scarti di ogni tipo.
La plastica ha ricoperto la terra (vorrei citare Christo che negli anni Settanta del secolo trascorso ricopriva spazi enormi di terra, spiagge ed edifici) e non solo la terra, anche l’acqua (mari, fiumi, torrenti). Insomma sono preoccupato per il continuo inquinamento che l’uomo produce alla terra, all’acqua e all’aria.
È una preoccupazione che ho da anni. Ho paura che l’uomo soffocherà immerso dagli scarti…
Tu uomo, leggi, studi, ti riempi di teorie e non guardi dove stai seduto, dove metti i tuoi piedi, cosa calpesti ogni giorno…
Mi piaceva anche riflettere su quello che eravamo cinquanta, sessanta, settanta anni fa e quello che siamo diventati oggi. Per esempio: il mondo contadino scomparso, con i suoi riti e miti e l’essenzialità del vivere (qui si può citare anche Pasolini ) e quello che siamo diventati oggi senza più spazi di silenzio e un continuo navigar a caccia di notizie, di informazioni…
Un continuo parlare, vociare, chiacchiericciare di nulla presi nella rete come i pesci senza una vera libertà…
Se una persona è considerata artista, dovrebbe essere considerato in toto, perciò tutto quello che fa (con una certa intenzione) dovrebbe essere considerata arte (su questo argomento non c’è niente di nuovo, è già stato teorizzato più volte). Un’azione, un gesto, non solo un prodotto vendibile è arte (mi viene in mente Joseph Beuys e la scultura sociale ). Perciò l’arte è una pura comunicazione, spazia dove vuole, è completamente libera
e può andare là dove di solito non ci si aspetta. E’ imprevedibile, mobile, questa dovrebbe essere la vera arte.
Il prevedibile non è creativo e perciò non è arte.
Ritornando alle spazzature: è un dato di fatto imprescindibile, perciò reale, che un artista etico, quale io sono, non può trascurare.
L’arte è conoscenza, non è abbellimento dei salotti, quest’ultima non vale niente, può diventare anch’essa spazzatura.
Un tempo mi consideravo un seguace del pensiero e dell’azione di Beuys e cioè come lui mi sentivo uno sciamano della nostra società, o meglio quello che era allora (parlo degli anni Ottanta-Novanta del secolo XX).
Forse ancora oggi, quando agisco artisticamente in un certo modo sono dentro a quella visione del mondo. Ho guardato nel mio lavoro all’uomo, alla sua condizione, a quella sociale (il primo Homo Górz, lo Scolatoio, e altro). Ho pensato sempre al disagio che una società sbagliata, poco comprensiva, reca alle persone sensibili ed emotivamente fragili. Di conseguenza ho sempre pensato agli animali e alla natura in generale.
Il poco rispetto che l’uomo ha nei confronti della natura (l’uomo è comunque natura), all’arroganza nello scorazzare per strade, cieli e mari con splendide automobili, motoscafi e jet, senza rendersi conto dei danni che reca. Tanto che in quegli anni giravo con la bicicletta, raccoglievo rospi e altri animali rinsecchiti dal sole sulle strade e li incollavo sui miei quadri. Povere creature indifese che per l’arroganza stupida soccombono ogni giorno sulle strade! Mi sentivo come loro, schiacciato dalla società, ingiusta e indifferente. Anche il gatto mummificato ha questa valenza: trovato in un camerone, pensavo a quanto ha sofferto prima di morire e così io l’ho raccolto, ripulito, curato ed elevato a qualcosa di sacro, ho tentato anche di ridargli vita soffiando attraverso delle
cannule il mio fiato.
Anche l’apprendista sciamano per diventare tale deve provare ogni tipo di sofferenza, prove che rasentano la morte e solo così, se riesce a venirne fuori, potrà diventare sacerdote sciamano. Già Beuys in una conversazione con un filosofo del quale mi sfugge il nome, preconizzava in tempi non sospetti, che in futuro saremo immersi nelle spazzature. Allora, che fare, c’è una soluzione a questo problema? Forse bisognerebbe ridurre i consumi, ritornare
agli involucri di carta: riciclare, riciclare e riciclare. Fare delle confezioni biodegrabili e fare attenzione a tutti i gesti che facciamo ogni giorno, perchè a lungo andare sarà ​sconveniente per la nostra salute. Pesci che mangiano plastica, uccelli che fanno altrettanto e così via.
Ai ripari, ai ripari, altrimenti sarà la fine!
Anche a Dordolla, là, dove ho vissuto per sette anni, avevo proposto di ripulire il territorio, in certe zone più nascoste è stracolmo di immondizie.
Alla fine il bene trionfa sempre sul male, perchè nel male non si sta bene, è segno di morte, di bruttezza e nella bruttezza l’uomo inaridisce. Il mio lavoro non è indice di morte ma di vita. Vorrei che la natura fosse rispettata e di conseguenza anche l’uomo perchè è unico e irripetibile, è sacro così come sono sacri gli elementi della natura che ci nutre, i silenzi, la contemplazione, la parola, la mano, il contatto fisico, il bacio e perché no il sesso: sono momenti sacri e di grande dignità. L’uomo per salvarsi dovrebbe recuperare questi valori, perchè rappresentano la sua stessa stima e dignità. L’ipocrisia non salverà l’umanità, solo la verità, l’innocenza salverà il mondo.
Perchè non accogliere chi scappa da situazioni difficili, di morte, purchè egli rispetti chi lo accoglie come ospite e ne sia riconoscente.
Rispettare noi stessi, vuol dire rispettare anche tutto ciò che ci circonda e non solo il proprio giardino, ma quello di tutti, perchè tutti ne godiamo. Quello che è mio, è mio sì, ma fino ad un certo punto perchè è anche degli altri.
La terra appartiene a tutti (l’appartenenza come si sa è solo un’illusione). Noi nasciamo nudi, senza nulla e così moriamo allo stesso modo.
Dobbiamo rispettare quello che ci circonda per noi e per quelli che verranno dopo di noi. Vorrei dire, alla fine, a proposito della bruttezza: che l’arte ha la funzione di elevare l’uomo, di renderlo migliore ed è per questo che è bene creare degli ambienti più vicini a questo fine. L’uomo è quello che mangia, che vede, che sente e che tocca.
Ho sempre pensato che la realtà fosse magica, che quello che appare non è la realtà ma solo una parvenza della realtà.
Ho dipinto anche per conoscere ciò che non conosco, per esplorare la realtà che sfugge. Alla fine ciò che ho fatto ​finora è stato per un’esigenza: un qualcosa che avevo dentro e che dovevo scaraventare fuori. UNA NECESSITÀ.

tratto da SPAZZATURE “D’ARTISTA” blitz di 48 ore / 2015 (Biblioteca Isontina)

TULLIO ANGELINI – Musicista, strumentista e produttore discografico indipendente.

Direttore artistico della rassegna musicale “All Frontiers” / Indagini sulle musiche d’arte contemporanee, dedicata alla musica d’avanguardia, sperimentale e a quelle sonorità cosiddette elettroacustiche. Presidente dell’Associazione Culturale More Music di Monfalcone GO, operante da un trentennio nei territori dell’innovazione artistica. Ha curato la pubblicazione del libro Di Prodigi Segreti / Presenze e visioni di benandanti nel monfalconese. Tra gli altri lavori prodotti, si segnalano i tre Cd con il musicista americano David Shea e l’ensemble Nuestra Signora, sulle musiche di derivazione popolare (The poem de Nuestra Signora, 1997; El ritual de North et Sud, 1998; Extasis, in pubblicazione) e il cd uscito per la giapponese Avant, Smarnamisa! Resia Valley music, su commissione del compositore John Zorn. Ha suonato, tra gli altri, con David Shea, Frances Marie-Uitti, Marc Ribot ecc.

By | 2019-05-08T22:09:01+00:00 febbraio 24th, 2019|Attività Svolte|0 Comments

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